Ansia da prestazione e rimedi: cosa funziona veramente

ANSIA DA PRESTAZIONE E RIMEDI: COSA FUNZIONA VERAMENTE E COSA NO?

È usuale avere a che fare con uomini che sempre più frequentemente vanno alla ricerca di rimedi per l’ansia da prestazione sessuale: questo è un fatto emblematico che dimostra quanto il tempo presente si differenzi da quello passato anche in termini di pratiche sociali e costumi sessuali.

Motivo per cui l’ansia da prestazione non va interpretata come una patologia improvvisa, bensì come la manifestazione fisica di situazioni di tensioni nervose, stress emotivo e timori morali sulla propria capacità di condurre un rapporto d’intimità con una donna.

La risposta sintomatologica più comune del problema va individuata nella disfunzione erettile. L’erezione, infatti, è un meccanismo che coinvolge sia la sfera psichica che quella fisica: la mancata predisposizione mentale corretta dell’uomo inibisce, infatti, l’innesco funzionale che porta all’irrigidimento del pene.

Altra disturbo correlato in egual modo all’ansia può essere l’eiaculazione precoce, ovvero il raggiungimento prematuro e inatteso dell’orgasmo prima del rapporto o successivamente a un numero esiguo di spinte coitali in fase di atto penetrativo.

Ai fini della risoluzione del problema principale da cui scaturiscono, per conseguenza, il corredo sintomatologico nella fisicità del paziente, è utile chiarire che alcuni fantomatici rimedi sono inutili o addirittura nocivi per la salute umana, mentre altri rappresentano valide risposte alla volontà di riacquisire il normale benessere sessuale.

Prima di scoprire quali siano, occorre premettere che l’ansia da prestazione sessuale può presentarsi con sintomi e cause diversi: sintomi che, in realtà, sono la causa stessa dell’ansia, ovvero i pensieri con cui il paziente si approccia al rapporto con la partner.

Proviamo ad elencarli:

  • Tensione psicologica
  • Paura di incappare in una defaillance sessuale
  • Timore di non soddisfare la donna
  • Dubbi sulle proprie capacità
  • Incertezze derivanti da eventuali confronti con esperienze sessuali pregresse della partner
  • Perplessità sulle dimensioni del proprio pene
  • Mancanza di fiducia in se stessi
  • Scarsa autostima
  • Pensieri di autosvalutazione e autosqualificazione

Si tratta dei cosiddetti errori cognitivi, ovvero pensieri distorti e disfunzionali che alterano in negativo la compostezza psico-fisiologica dell’individuo che ne incappa. Esempi concreti di questi inganni mentali sono:

  • “Se devo farlo senza erezione non ci provo neanche” (pensiero dicotomico)
  • “A quanto pare penetrare non fa per me” (ipergeneralizzazione)
  • “Sono riuscito ad avere un ‘rapporto’ ma lei non ha goduto adeguatamente” (astrazione selettiva)
  • “È inutile avere rapporti senza erezioni” (squalificazione del lato positivo)
  • “Penserà che sono impotente” (lettura del pensiero)
  • “Ormai sarà sempre così (cadrà sempre)” (riferimento al destino)
  • “La mia vita è rovinata” (catastrofizzazione)
  • “Se sento che non riuscirò ad avere l’erezione tanto vale rinunciare in partenza” (ragionamento emotivo)
  • “Devo avere l’erezione per avere rapporti completi” (doverizzazione)
  • “Non riuscire a soddisfare una donna è da incapaci” (etichettamento)
  • “È colpa mia se nessuna ragazza mi vorrà mai” (personalizzazione)

Ecco perché, nonostante in tanti credano nell’origine improvvisa dell’ansia da prestazione, questi pensieri di paure e di incertezze costituiscono la vera causa, e non il sintomo, della stessa.

Il fulcro dell’intero meccanismo è il pensiero dell’uomo.

La tensione psicologica, allora, agisce in modo da rilasciare ormoni quali l’adrenalina e la noradrenalina che, a loro volta, provocano l’insorgenza di sintomi fisici tipici della condizione ansimante, come la tachicardia (cioè l’aumento del numero dei battiti del cuore), l’incremento della sudorazione, altre difficoltà motorie  come respiri brevi e affannosi, tremori della muscolatura, difficoltà nei movimenti coordinati dei muscoli.

Ritornando a considerare quali possano essere i rimedi per la cura dei problemi erettivi connessi all’ansia, è bene comprendere anzitutto qual è il meccanismo di funzionamento dell’erezione del pene. Non si tratta, infatti, di un fenomento fisico automatico, ma risponde a contingenze psico-fisiche ben determinate: per conseguire l’irrigidimento dell’organo è necessario raggiungere dapprima uno stato di eccitazione mentale, da cui scaturisce direttamente quello fisico e, dunque, l’erezione corretta e completa.

Gli ormoni e gli impulsi neurali prodotti da un uomo psicologicamente eccitato inducono il rilascio dei muscoli lisci in corrispondenza dell’area genitale, innescando l’accrescimento del flusso sanguigno nei corpi cavernosi del pene che, colmandosi di sangue, si gonfia e si irrigidisce.

Lo stato psicologico eccitato consente, inoltre, di mantenere la condizione erettile nel corso del rapporto sessuale in forma corretta. E l’eccitazione mentale può prodursi soltanto a patto che la psiche dell’individuo sia serena e libera da condizionamenti altri che lo turbino e lo blocchino psicologicamente. Questi gli impedirebbero di dare il via al percorso fisiologico suddetto dal momento che gli ormoni dello stress avviano la vasocostrizione, ossia l’assottigliamento e la restrizione dei vasi sanguigni.

Tra i primi tentativi di porre rimedio alla situazione d’ansia da prestazione sessuale, i farmaci in pillola appaiono quelli più rapidi e immediati. In realtà è pura illusione, dal momento che agiscono come tampone del problema, che invece resta lì intatto e immutato, pronto a ripresentarsi alla prossima occasione.

In quanto ai farmaci per la disfunzione erettile, invece, trattasi semplicemente di coadiuvanti per rilasciare la muscolatura liscia nell’area dei genitali e per consentire di fluidificare il sangue presso il pene, ma non assicurano assolutamente che l’erezione si verifichi automaticamente.

Ne consegue che il percorso farmacologico per la cura dell’ansia da prestazione sessuale è inutile.

La soluzione migliore, nonché il percorso di cura elettivo per risolvere in maniera completa e definitiva questa patologia è la psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Si tratta di un cammino scandito in diversi incontri durante i quali, con l’ausilio esperto e fidato dello specialista, il paziente imparerà a comprendere, riconoscere e correggere le proprie fragilità psicologiche che si tramutano in errori di pensiero.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, infatti, come testimonia il nome stesso, va ad agire in parallelo sulla psiche e sulla condotta della persona, dal momento che il processo erettile di cui abbiamo abbondamente offerto una descrizione dettagliata, si avvia a partire dall’eccitazione mentale.

Lo specialista, dunque, fornirà le strategie e le tecniche per garantire una serenità morale all’individuo, che sarà così in grado di applicarle al fine di prevenire la ricaduta in inganni mentali fuorvianti, distorti e disfunzionali che inibiscono l’approccio fisiologicamente corretto al rapporto sessuale con la propria partner.

Il paziente riacquisirà la consapevolezza della bellezza e del piacere dell’incontro intimo, rigenerando l’autostima e la fiducia in se stesso svanite nel tempo per essere stato protagonista di incresciose vicende di fallimento sessuale.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, infine, è il percorso grazie al quale il soggetto vittima di ansia da prestazione sessuale guarderà a quest’ultima come un brutto, vecchio, cattivo ricordo da cui si è ritrovato, grazie alla cura, un uomo nuovo, felice e appagato.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

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