Cause della disfunzione erettile

CAUSE DELLA DISFUNZIONE ERETTILE

Per comprendere quali siano le cause che scatenano l’insorgenza della disfunzione erettile, è bene premettere la definizione scientifica del problema e il meccanismo con cui avviene un’erezione.

È un disturbo tra i più frequenti nei maschi, giovani e adulti, che si configura come l’incapacità di mantenere o produrre un’erezione che risulti adeguata e soddisfacente rispetto al rapporto sessuale con la propria partner.

L’erezione può dirsi fisiologicamente corretta e normale quando la circolazione sanguigna è presente in modo consono, il meccanismo erettivo è integro, le vene sono perfettamente capaci di trattenere il sangue nel pene e il cervello invia uno stimolo giusto.

Questa breve esposizione del regolare funzionamento erettivo fa ben intuire quali siano gli aspetti coinvolti in una diagnosi clinica di disfunzione erettile: l’aspetto fisico-organico e quello psicologico.

Nel primo caso, il problema è da ricercare nel malfunzionamento organico del paziente: la causa della disfunzione è fisica. Sarà lo specialista, attraverso esami ed approfondimenti medici, a svelare l’identità e l’entità della patologia, prescrivendo il giusto trattamento.

Il disturbo preso in esame in questo articolo può correlarsi e scaturire dalla presenza di altre patologie che possono interferire ad alterare la regolarità del flusso sanguigno nei corpi cavernosi del pene, da cui deriva l’erezione.

Esistono diverse tipologie di cause organiche:

  • Cause di tipo endocrino: quando si ha a che fare con l’ipogonadismo (nel sistema endocrino si produce una secrezione insufficiente di ormoni sessuali, come testosterone ed estrogeni, da parte delle gonadi del testicolo), con l’iperprolattinemia (eccessiva quantità dell’ormone prolattina nel sangue), con la sindrome di Cushing (un complesso di segnali e di manifestazioni sintomatologiche determinato da un’esposizione prolungata al cortisolo, per questo detta anche “ipercortisolismo”) e con la carenza di somatotropina (ormone peptidico secreto dall’adenoipofisi che ha il compito di incentivare lo sviluppo dell’organismo umano e di molti vertebrati, favorendo la riproduzione e la divisione mitotica delle cellule della quasi totalità dei tessuti del corpo).
  • Cause di tipo cardio-vascolare: sia legate alle vene che alle arterie.
  • Cause di tipo neurologico: quando sono presenti patologie come il Parkinson (una malattia neurodegenerativa determinata da un’importante sintomatologia di morte delle cellule che sintetizzano e rilasciano la dopamina), l’Alzheimer (demenza degenerativa che ha tra i sintomi più evidenti quello di non ricordare cose e fatti di recente accadimento), i traumi spinali e la neuropatia periferica.
  • Cause correlate a malattie croniche: come il diabete (patologia caratterizzata dall’iperglicemia, ovvero dalla concentrazione elevata di glucosio nel sangue determinata da un’alterata quantità o funzione dell’insulina), l’insufficienza renale (condizione in cui i reni non sono più in grado di regolare l’equilibrio idrico e salino, di eliminare gli acidi e le scorie dall’organismo e di produrre gli ormoni, come l’eritropoietina) e l’insufficienza epatica (condizione in cui il fegato smette di adempiere al meglio alle sue funzioni fisiologiche).
  • Cause farmacologiche o mediche: effetti collaterali legati o all’uso di determinati medicinali come ad esempio gli antidepressivi (gli SSRI\SNRI), gli antipsicotici, i farmaci antiandrogeni, i betabloccanti o farmaci utilizzati contro il colesterolo (come le statine e il cortisone) o a specifici trattamenti medici come la prostatectomia radicale, la cistectomia e la radioterapia per cancro prostatico.
  • Cause di varia natura: l’età, il fumo, l’abuso di alcol e di droghe, gli stili di vita scorretti, la vita sedentaria, la carenza di esercizio fisico, l’ipercolesterolemia e l’obesità.

Nel secondo caso, invece, la causa è legata alla psiche del soggetto, ovvero ai meccanismi cognitivi innescati dallo stesso riguardo a situazioni esistenziali di forte stress quotidiano, a stati emotivi di ansia generalizzata, a vissuti di depressione, a condizioni socio-ambientali angosciose, a conflitti col proprio inconscio.

Si può diagnosticare con esattezza il problema di “ansia di prestazione”, che si manifesta attraverso la disfunzione erettile, dopo essersi sottoposti comunque ad esami clinici che hanno appurato la sanità fisica del paziente.

Nei pazienti con disturbo erettile di natura psicologica, l’esordio del problema è più acuto e brusco rispetto a chi presenta altre patologie in compresenza: ciò significa che la difficoltà nella produzione o nel mantenimento dell’erezione si presenta in maniera improvvisa e inedita.

In questi soggetti, il cui problema può avere carattere situazionale (cioè momentaneo) ma può anche generalizzarsi se trascurato, il desiderio di fare sesso è consueto nelle prime fasi d’insorgenza del disturbo, tuttavia l’assistere a ripetuti fallimenti non solo non gli consente di eseguire la penetrazione, ma addirittura lo manda emotivamente in crisi inducendolo a rintanarsi nella strategia autoprotettiva dell’evitamento della situazione. A ciò si aggiunge, in particolare, la paura di essere giudicato male dalla propria partner, da cui derivano i meccanismi cognitivi di autosqualificazione e autosvalutazione.

Gli uomini d’indole ansiosa hanno più possibilità di incappare nel disturbo d’ansia da prestazione sessuale e, dunque, nella disfunzione erettile: la condizione di stress psicologico, infatti, incide negativamente sulla qualità erettiva, sfociando talvolta nei sintomi depressivi in virtù dei quali il paziente comincerà a rifersi al destino, rispetto a se stesso, come un’inadeguato sessualmente e, di riflesso, anche socialmente.

Per provare a delineare la natura psicologica e non fisica del problema, ancor prima di recarsi dai medici, un fatto importante è dato dal giusto riscontro che questi pazienti hanno alle erezioni notturne o mattutine spontanee: è chiaro, dunque, come i soggetti con ansia da prestazione psicologica abbiano difficoltà a produrre o mantenere l’erezione esclusivamente nel momento effettivo in cui stanno per consumare un rapporto. Di notte o al risveglio non è richiesto loro un atto sessuale concreto, perciò il soggetto è sereno. Anche l’eiaculazione conseguente alla masturbazione, perciò, risulta qualitativamente normale e l’orgasmo è corretto con un pene in completa erezione.

Mentre nei pazienti che soffrono il problema da un punto di vista fisico-organico risultano piuttosto validi in termini di riacquisizione di una performance più corretta, è indubbio, d’altro canto, che negli uomini con disturbi d’ansia da prestazione psicogena, il trattamento farmacologico non serve a rimettere il disturbo, anche perché i più comuni e diffusi vasodilatatori (come il viagra, il cialis, il levitra, che esercitano un’azione di rilassamento nei confronti dei muscoli dei vasi sanguigni comportando la conseguente dilatazione degli stessi), possono comportare degli effetti collaterali che in diversi casi superano i vantaggi dell’assunzione, tra cui: la cefalea, i disturbi visivi, i rash cutanei, le vertigini, l’arrossamento e la nausea. Hanno anche ripercussioni significative a livello cardiaco e cardiocircolatorio (in particolare, l’aumento innaturale del battito cardiaco).

Il trattamento consigliato per la cura della disfunzione erettile psicologica è un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale che, agendo in contemporanea sulla psiche e sulle condotte del paziente, interviene non sul sintomo (come fa il farmaco), ma sui pensieri da cui proviene la comparsa fisica. Lo psicoterapeuta, infatti, fornendo a seduta le giuste tecniche e le strategie adeguate per il fronteggiamento del problema, consentirà alla persona di conseguire l’identificazione, la correzione e la ristrutturazione degli inganni mentali che, sino a quel momento, gli hanno provocato ansia e paura rispetto al rapporto sessuale.

Il principio di base è logico: mutando i pensieri posti in atto, cambieranno di conseguenza gli stati emotivi vissuti. Se ci si appresta a vivere un incontro intimo con una propensione cognitiva serena e piacevole, anche l’erezione sarà di buona qualità e la performance sarà gratificante per sé e per la partner.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

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