Come è (davvero) opportuno curare l’ansia da prestazione?

COME È (DAVVERO!) OPPORTUNO CURARE L’ANSIA DA PRESTAZIONE

Prima di incentrare la nostra attenzione sul modo migliore e più efficace per curare l’ansia da prestazione, è opportuno attribuire un significato corretto al termine “cura” e fornire un inquadramento concettuale del disturbo sessuale preso in esame.

L’ansia da prestazione sessuale è un fenomeno psicologico ed emotivo che va ad intaccare la serenità dell’uomo nell’approccio a un incontro intimo, provocando ripercussioni importanti sulla vita sessuale di ambedue i partner e sulla relazione d’amore in generale.

La sintomatologia più frequente attraverso la quale si manifesta il problema è la disfunzione erettile di natura psicogena (che differisce, per ovvi motivi, da quella di natura organica): ovvero la difficoltà del paziente a produrre e/o a mantere l’erezione.

Per “cura” s’intende allora la risoluzione reale e la remissione completa e definitiva del problema e del corredo di sintomi che l’accompagna: nessun tipo di tamponamento farmacologico può definirsi, nella fattispecie, un supporto curativo efficace.

Chi soffre di ansia da prestazione sessuale ha timore di fallire nella performance, di fare una brutta figura con la propria partner e di ricevere, da lei, giudizi negativi sulla sua scarsa virilità e incapacità di soddisfarla. Questo stato d’animo ansimante e preoccupato non può che indurre il paziente a incappare nell’episodio più temuto: mancare l’irrigidimento del pene al cospetto della donna.

Premesso ciò, è possibile diagnosticare con esattezza una disfunzione erettile psicologica laddove il paziente verifichi su di sé che, nei momenti di masturbazione, sia in grado di produrre e di mantenere un’erezione corretta e di raggiungere un orgasmo efficace. Questo fatto si spiega facilmente: la persona, durante la pratica di autoerotismo, è da sola, al riparo da occhi e corpi indiscreti, per cui dà libero sfogo alla propria immaginazione, consegue l’eccitazione e, di conseguenza, il proprio organo sessuale agisce in maniera fisiologicamente normale.

Un’altra prova della matrice psicogena del disturbo è riscontrabile nelle erezioni spontanee notturne durante la fase REM  e mattutine, al risveglio: se in queste circostanze il pene s’irrigidisce è il segno tangibile che l’organo è assolutamente sano.

L’ansia da prestazione sessuale, pertanto, si concretizza in una forma di difficoltà erettile esclusivamente nel momento esatto in cui il paziente sta per avere un rapporto d’intimità con una donna: a quel punto, infatti, assalito da pensieri negativi ed autosqualificanti, gli si innesca un circolo vizioso all’interno della propria psiche da cui risulta complicato fuoriuscirne. E data la stretta correlazione tra psicologia e fisicità, gli inganni cognitivi prodotti impediranno allo stesso di conseguire un giusto stato eccitatorio dal quale, per conseguenza diretta, avrebbe dovuto prodursi l’erezione del pene.

Ma come curare questo problema? Generalmente il primo percorso consigliato e ipotizzato come il più immediato ed efficace è quello farmacologico: nello specifico, il ricorso ai vasodilatatori come il Cialis, il Viagra e il Levitra.

Si tratta di farmaci che esercitano un’azione di rilassamento nei confronti dei muscoli dei vasi sanguigni, dilatandoli.

La loro somministrazione è utile per quei pazienti con problemi di disfunzione erettile di natura organica, laddove ci sia una causa fisica all’origine della mancanza, della debolezza o dell’incompletezza del disturbo. Il farmaco può rappresentare un supporto valido, ma la loro prescrizione va effettuata sulla base di un obiettivo studio clinico che attesti l’origine fisica del problema di erezione: è il medico curante, in prima battuta, ad avviare le indagini, dopo di che è consigliabile un successivo consulto presso uno specialista urologo-andrologo.

Se, al contrario, gli approfondimenti medici decretano la sanità fisica del paziente il quale, tuttavia, continua ad avvertire una scorretta funzionalità erettile, la natura del problema è senz’altro psicologica. Per questi pazienti l’uso del farmaco visodilatatore è sconsigliato oltre che inutile: ciò che va ristrutturato non è la fisiologia dilatatoria dei vasi sanguigni, bensì lo schema cognitivo del soggetto.

Ecco svelato il motivo per cui il trattamento migliore, nonché elettivo, per la cura reale e definitiva del problema sia il percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Lo specialista, nel corso delle sedute, ascolterà e si confronterà con il paziente sulla sua storia personale. Individueranno insieme gli episodi critici, osservandoli però da una prospettiva nuova: quella in base alla quale il fulcro di ogni emozione ed azione dell’uomo è frutto esclusivo del suo pensiero.

Lo psicoterapeuta affermerà che la psiche umana gioca brutti scherzi e sbaglia non in infiniti modi, ma in dodici modi, corrispondenti alle dodici categorie di  errori cognitivi in cui sono qualificabili i pensieri distorti e disfunzionali posti in essere dal paziente nei contesti d’approccio alla performance sessuale. Esempi tipici sono:

  • “Se non riesco a produrre l’erezione la mia vita non è degna di essere vissuta” (pensiero dicotomico)
  • “A quanto pare penetrare non fa per me” (ipergeneralizzazione)
  • “Sono riuscito ad avere un ‘rapporto’ ma lei non ha goduto adeguatamente” (astrazione selettiva)
  • “È inutile avere rapporti senza erezioni” (squalificazione del lato positivo)
  • “Penserà che mi faccio intimidire dalle donne” (lettura del pensiero)
  • “Nessuna ragazza vorrà stare mai con me” (riferimento al destino)
  • “La mia vita è rovinata” (catastrofizzazione)
  • “Se sento che non riuscirò ad avere l’erezione, tanto vale rinunciare in partenza” (ragionamento emotivo)
  • “Devo avere l’erezione per avere rapporti completi” (doverizzazione)
  • “Non avere una vita sessuale decente è da falliti” (etichettamento)
  • “È colpa mia se non riesco a far godere una donna” (personalizzazione)

Sotto la guida dello specialista, il paziente comprenderà il senso e l’innesco di questi inganni mentali, cogliendone la definizione e il significato, le ripercussioni e gli effetti sulla sua fisicità.

Lo psicoterapeuta, dunque, gli disporrà le strategie e le tecniche più utili e adeguate per fronteggiare il problema e per prevenirlo, accompagnandolo lungo una graduale, ma completa guarigione.

La fine del percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale segnerà un nuovo inizio di serenità e di piacere.

Dott. Pierpaolo Casto - Psicologo e Psicoterapeuta - Specialista in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale - PER APPUNTAMENTO: Via Magenta, 64 CASARANO ( Lecce ) Tel. 328 9197451 - 0833 501735 - Part. IVA 03548820756 © 2019 Frontier Theme