Articoli a Cura del Dott. Pierpaolo Casto

Cos’è la disfunzione erettile

COS’È LA DISFUNZIONE ERETTILE

Un tempo identificata con il termine, alquanto spregiativo, di “impotenza”, la disfunzione erettile è una delle patologie sessuali più diffuse e frequenti tra gli uomini.

Si manifesta attraverso l’incapacità di produrre o mantenere la giusta erezione in un contesto di intimità con la propria partner, così che l’atto penetrativo è reso del tutto impraticabile.

Il disturbo può presentarsi a livello episodico (ovvero situazionale, in determinati contesti o momenti) oppure a livello generalizzato (ovvero lo si riscontra puntualmente ogni qualvolta ci si appresta a consumare un rapporto sessuale).

Nel caso in cui il paziente non sia in grado di produrre l’erezione, il proprio genitale non consegue la caratteristica di rigidità come risposta ad uno stato di eccitazione; nel caso in cui, invece, non mantenga l’erezione, il pene perde la rigidità acquisita preliminarmente al rapporto e tende a divenire flaccido nel corso della penetrazione, inducendolo per forza di cose a interromperla.

Le ricerche scientifiche stimano che la maggior parte degli uomini può essere vittima di questo problema almeno una volta nella propria vita per svariate motivazioni che vanno dallo stress alla stanchezza psicofisica, all’affaticamento, all’abuso di alcol o a un calo del desiderio sessuale.

I dati percentuali attestano la persistenza della disfunzione in almeno il 10% della popolazione maschile universale. Benchè non sia la causa principale della sua insorgenza, si può rilevare che la frequenza del disturbo tende ad accentuarsi in termini di rischio di comparsa avanzando con l’età anagrafica: mentre negli uomini tra i 18 e i 29 anni si aggira attorno al 7%, nei maschi tra i 50 e i 59 anni cresce più del doppio, affermandosi al 18% circa.

Circoscrivendo il problema alla nostra Italia, noteremo che la precentuale di popolazione maschile vittima di problemi erettili è piuttosto alta (circa il 12,8%, ovvero 3 milioni di individui).

Analizzando l’incidenza della disfunzione nelle diverse fasce anagrafiche, avremo questi dati: il 2,1% nei soggetti maschi tra i 18 e i 29 anni; l’1,9% in quelli tra i 30 e i 39 anni (il lieve calo percentuale è legato all’acquisizione di una certa esperienza che garantisce all’uomo adulto, rispetto al giovane, di avere un controllo più consapevole e una gestione migliore di sé e del proprio corpo); il 4,8% negli uomini tra i 40 e i 49 anni; il 15,7% in età tra i 50 e i 59 anni; il 26,8% tra i 60 e i 70 anni (questa crescita esponenziale si correla generalmente a una causa organica, e non psicologica, e/o a malattie concomitanti); il 48,3% negli over 70enni.

L’insorgenza della disfunzione erettile dipende da due cause di matrice differente: le cause organiche (ossia legate a un problema fisico della persona interessata) e le cause psicologiche (ossia correlate allo stato psicogeno del paziente).

Per quel che concerne il primo caso, il problema erettile di natura fisica può scaturire dalla compresenza di altre patologie che interferiscono con il fisiologico flusso di sangue nei corpi cavernosi del pene, da cui dipende l’erezione. Tra queste malattie, si segnalano: il diabete (circa il 25% dei diabetici tra i 30 e i 34 anni soffre di disfunzione erettile; addirittura il 75% in quelli di età compresa tra i 60 e i 64 anni), il colesterolo alto, la lesione del midollo spinale (nel 25% dei casi è presente il disturbo sessuale), l’obesità, il fumo (restringe i vasi sanguigni e danneggia le arterie che giungono al pene), l’ipertensione, l’insufficienza cardiaca, l’ipogonadismo, la sindrome di Cushing, la carenza di somatotropina, il Parkinson, l’Alzheimer, i traumi spinali, la neuropatia periferica, l’insufficienza renale, l’insufficienza epatica, l’abuso di alcol e di droghe, gli stili di vita scorretti, la vita sedentaria e la carenza di esercizio fisico. Quando alla mancanza o alla perdita dell’erezione segue una netta riduzione del desiderio d’intimità, si potrebbe avere a che fare con un calo di testosterone nel sangue o, al contrario, un aumento della concentrazione della prolattina.

In merito all’aspetto psicogeno, invece, il problema è riconducibile a un’esistenza quotidiana di forte stress, a stati emotivi di ansia generalizzata, a vissuti di depressione, a condizioni socio-ambientali angosciose, a conflitti col proprio inconscio.

L’individuo che soffre di disfunzione erettile psicologica si ritrova improvvisamente e bruscamente catapultato nel problema, dopo una vita sessuale condotta con normalità e serenità. La paura di fallire nella produzione o nel mantenimento dell’erezione si trasforma in quella che è scientificamente detta “ansia da prestazione”.

Nei primi momenti di insorgenza, il paziente ha un desiderio sessuale normale e vorrebbe, pertanto, consumare un atto penetrativo. Giungendoci, però, con emozioni di preoccupazione e agitazione, mancherà la giusta eccitazione e non potrà fare a meno di assistere alle proprie defaillance.

A questo punto s’instaura un circolo vizioso labirintico da cui appare complicato fuoriuscire: la paura del cattivo giudizio da parte della propria partner e il timore delle considerazioni negative sul proprio conto, ad esempio, lo inducono ad autosqualificarsi e ad ipergeneralizzare le situazioni di insuccesso sessuale. Questi convincimenti dettati da inganni mentali violenti ne comporteranno, da parte sua, l’evitamento del rapporto per prevenire di incappare in nuove incresciose situazioni sessuali che umilierebbero il suo orgoglio e svaluterebbero la sua dignità.

Anche la cura della disfunzione erettile prevede due tipologie terapeutiche: il trattamento farmacologico e quello di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

La cura del disturbo coi medicinali è consona nel caso in cui il problema è di natura fisica: sarà, pertanto, lo specialista a prescrivere il giusto percorso clinico.

Tra i medicinali cui si fa particolare affidamento troviamo i vasodilatori (come il viagra, il cialis e il levitra): si tratta di farmaci che esercitano un’azione di rilassamento nei confronti dei muscoli dei vasi sanguigni comportando la conseguente dilatazione degli stessi.

Questa classe di farmaci e i medicinali in generale, invece, non risultano utili quando ci si trova a che fare con un paziente che soffre una disfunzione erettile di matrice psicogena: tale diagnosi è prestabilita dopo essersi sottoposti ad esami e ad approfondimenti medici che scongiurano ogni possibile problema organico.

Il trattamento di cura consigliato è allora il percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale che, come lascia intuire il suo nome, agisce al contempo sulla psiche e sulle condotte del paziente.

A differenza dalla terapia farmacologica, non va ad intervenire direttamente sul sintomo fisico (come fanno i vasodilatatori), che è in realtà una conseguenza, ma sulla causa primaria da cui scaturisce l’impraticabilità erettile, ovvero sui pensieri da cui il soggetto è pervaso.

Lo specialista, una volta ascoltata, analizzata e compresa la storia personale dell’uomo, lo indirizzerà ad analizzare e ad autoanalizzarsi circa i meccanismi mentali che lo turbano e lo inducono ad approcciarsi con preoccupazione e paura all’incontro sessuale.

Le tecniche e gli strumenti, che gli saranno resi dapprima in teoria e poi in pratica, gli permetteranno di ristrutturare le proprie credenze e le profezie di fallimento, in virtuà delle quali sarà in grado di conseguire il giusto stato di eccitazione da cui si svilupperà un’erezione di qualità: ne gioverà il piacere sessuale, oltre alla serenità e alla complicità di coppia.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

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