Esiste un collegamento tra l’ansia da prestazione e l’erezione?

ESISTE UN COLLEGAMENTO TRA L’ANSIA DA PRESTAZIONE E L’EREZIONE?

L’ansia da prestazione è uno dei problemi che attanaglia, con maggior frequenza, la serenità sessuale di molti uomini.

Si tratta di un fenomeno psicologico ed emotivo che ha ripercussioni dirette ed evidenti sull’intimità della coppia, alterandone la complicità fisica e lo stato umorale di ambedue i partner.

Questo disturbo si manifesta principalmente attraverso problemi d’erezione: il paziente, infatti, verifica su di sé l’incapacità di produrre e/o di mantere uno stato erettile fisiologicamente corretto, che ne alimenta l’angoscia e l’insicurezza con cui si è approcciato alla performance.

In Italia, la precentuale di popolazione maschile che soffre di problemi erettili è molto elevata (circa il 12,8%), di cui il 2,1% nei soggetti maschi tra i 18 e i 29 anni; l’1,9% in quelli tra i 30 e i 39 anni; il 4,8% negli uomini tra i 40 e i 49 anni; il 15,7% in età tra i 50 e i 59 anni; il 26,8% tra i 60 e i 70; il 48,3% negli over 70enni.

Chiamasi “disfunzionalità erettile” quella che fino a qualche anno fa era spregiativamente qualificata come “impotenza sessuale”. Essa presenta un collegamento diretto con l’ansia da prestazione: è la conseguenza fisica di un meccanismo cognitivo sbagliato.

Prima di approfondire l’aspetto psicogeno di questa patologia, è bene menzionare che, facendo riferimento ai problemi erettili, occorre chiarire in primis se la matrice da cui scaturisce sia effettivamente psicogena o se, invece, organica, ovvero relativa alla sanità fisica del pene e dei testicoli.

Per quanto concerne quest’ultima tipologia di disturbo erettile, essa è riscontrabile attraverso una serie di approfondimenti ed esami medici disposti dallo specialista urologo/andrologo.

Qualora, invece, suddetti test clinici attestassero la sanità organica del paziente affetto da problemi d’erezione, la diagnosi virerebbe con esattezza sulla sfera psicologica.

Per comprendere concretamente il nesso che correla ansia da prestazione sessuale ed erezione è utile, per il paziente, autoanalizzarsi per confermare con episodi comprovanti la natura psicogena del problema: se, praticando la masturbazione, consegue un’erezione corretta e un orgasmo normale, l’organo può dirsi sano. Egli, infatti, ritrovandosi in una situazione libera dal contatto fisico e visivo con una partner, è mentalmente libero, raggiunge la giusta eccitazione, il pene s’irrigidisce e consegue il piacere.

Un’altra situazione che certifica la buona condizione organica è data dalle erezioni spontanee notturne tipiche della fase REM e mattutine, al risveglio: anche in questo caso il paziente è da solo.

Anche i percorsi di cura, pertanto, risultano inevitabilmente differenti: nel primo caso, dinanzi a situazioni di problemi erettili di matrice organica, il trattamento da intraprendere è quello farmacologico.

La classe di medicinali coinvolta in questi percorsi di guarigione è quella dei vasodilatatori: tra i più comuni ed usati, si annoverano il Cialis, il Viagra e il Levitra. Questi sono farmaci che esercitano un’azione di rilassamento nei confronti dei muscoli dei vasi sanguigni, dilatandoli. In questo modo vanno ad agire efficacemente compensando l’irregolarità fisica dell’organo sessuale maschile.

Diversa, invece, è la via di guarigione prediletta in contesti di disfunzionalità erettile di natura psicologica: in determinate contingenze, infatti, l’utilità dei farmaci è molto discutibile, dal momento che essi apporterebbero un beneficio del tutto effimero e istantaneo.

Inoltre, vanno considerati pure gli effetti collaterali che questi medicinali potrebbero provocare: la cefalea, i disturbi visivi, i rash cutanei, le vertigini, l’arrossamento e la nausea, ma anche problemi a livello cardiaco e cardiocircolatorio, come l’aumento innaturale del battito cardiaco.

È giunto il momento di svelare, dunque, il percorso curativo prediletto per la risoluzione dei problemi erettili e la remissione completa e definitiva di tutta la sintomatologia. Si tratta del trattamento di psicoterapia cognitivo-comportamentale che, attraverso la guida esperta dello specialista, conduce il paziente a comprendere che il fulcro del disturbo risiede nella sua psiche, cioè nei suoi pensieri.

Le esperienze terapeutiche in studio, infatti, dimostrano che la quasi totalità dei pazienti con ansia da prestazione non abbia ricavato alcun beneficio significativo dalla somministrazione dei vasodilatatori, cioè non è stato ugualmente in grado di produrre l’erezione.

Ciò si spiega col fatto che il conseguimento del corretto stato erettile è un percorso che si avvia nel cervello: il soggetto deve avere un’eccitazione mentale in primis per raggiungere poi uno stato eccitatorio fisico e, di riflesso, l’irrigidimento del pene.

Tuttavia, se i meccanismi cognitivi innescati dal paziente risultano altamente distorti e disfunzionali, in quanto presagi di fallimento nella performance, pur assumendo i vasodilatatori, la persona non riuscirà a produrre un’erezione corretta per praticare la penetrazione: i soggetti con ansia da prestazione, infatti, raccontano durante le sedute che in alcuni casi l’assunzione del farmaco non abbia in alcun modo irrigidito la condizione flaccida del pene e in altri casi abbia prodotto un indurimento che non era di consistenza tale da garantire l’azione penetrativa.

Quando si parla di errori cognitivi, ci si riferisce a quei flussi di pensiero caratterizzati da negatività e autosvalutazione nell’approccio al rapporto intimo. Lo psicoterapeuta aiuterà il paziente a coglierli, a riconoscerli, a classificarli e, soprattutto, a prevenirli. Alcuni esempi sono:

  • “Se devo farlo senza erezione non ci provo neanche” (pensiero dicotomico)
  • “A quanto pare penetrare non fa per me” (ipergeneralizzazione)
  • “Sono riuscito ad avere un ‘rapporto’ ma lei non ha goduto adeguatamente” (astrazione selettiva)
  • “È inutile avere rapporti senza erezioni” (squalificazione del lato positivo)
  • “Penserà che sono impotente” (lettura del pensiero)
  • “Ormai sarà sempre così (cadrà sempre)” (riferimento al destino)
  • “La mia vita è rovinata” (catastrofizzazione)
  • “Se sento che non riuscirò ad avere l’erezione tanto vale rinunciare in partenza” (ragionamento emotivo)
  • “Devo avere l’erezione per avere rapporti completi” (doverizzazione)
  • “Non riuscire a soddisfare una donna è da incapaci” (etichettamento)
  • “È colpa mia se nessuna ragazza mi vorrà mai” (personalizzazione)

Lo specialista fornirà al paziente le tecniche e le strategie più utili, adeguate ed efficienti per modificare lo stato d’animo di fronteggiamento delle situazioni d’intimità: la correzione degli inganni mentali che fino ad allora hanno turbato la serenità morale e sessuale della persona garantirà alla stessa di riacquisire sicurezza e piacere nel viversi il momento di complicità più bello e naturale tra due innamorati.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

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