Articoli a Cura del Dott. Pierpaolo Casto

Problemi di erezione a 20 o 30 anni: perch’è si possono avere e come risolverli

PROBLEMI DI EREZIONE A 20 O 30 ANNI: PERCHE’ SI POSSONO AVERE E COME RISOLVERLI

La disfunzione erettile è il problema sessuale per eccellenza negli uomini ed è piuttosto comune, come dimostrano le ricerche eseguite sul tessuto nazionale dall’Associazione Andrologi Italiani, secondo cui oltre 3 milioni di soggetti risultano vittime del disturbo.

Non deve sorprendere, purtroppo, che, fra questa quantità complessiva, una parte (il 5% circa) sia occupata da uomini d’età compresa tra i 20 e i 30 anni, perché la difficoltà è generalizzata e colpisce indistintamente più giovani e meno giovani.

In questo caso specifico la patologia si chiama “disfunzione erettile giovanile” e consiste nella problematicità a produrre l’erezione nel corso della performance sessuale o a mantenere lo stato erettile per un arco di tempo adeguato a completare in maniera sufficientemente appagante il rapporto intimo.

L’erezione di breve durata differisce da un altro problema diffuso, ovvero l’eiaculazione precoce, che invece consiste nel raggiungimento repentino e indesiderato dell’amplesso orgasmico.

Prima di esporre il metodo risolutivo per eccellenza del problema d’erezione nei giovani, è opportuno fornire una spiegazione stringata del processo di funzionamento dell’erezione stessa: essa si avvia a livello psicologico, predisponendo il cervello a raggiungere l’eccitazione sessuale indotta da stimoli sensoriali esterni di natura erotica.

Raggiunta la giusta dose di eccitabilità, dalla zona cerebrale partono verso la zona genitale una concentrazione di segnali neuronali e bio-elettrici che, parallelamente, stimolano l’impulso del flusso sanguigno.

Giunti nei genitali, i segnali cerebrali congiuntamente al sangue raggiungono i corpi cavernosi interni al pene, i quali a loro volta si rigonfiano e conferiscono all’organo la tradizionale posizione rigida ed eretta.

Tutto parte nella psiche, ossia dalla predisposizione funzionale dell’uomo all’eccitazione in vista del rapporto: un approccio umorale corretto è sinonimo di autostima e sicurezza in sé, perciò la performance sessuale sarà assolutamente serena e appagante.

La disfunzione erettile può derivare da cause fisiche legate alla salute dell’organo o alla compresenza di patologie che interferiscono sul processo erettile, tuttavia è piuttosto insolito che tale problema sessuale si manifesti nei giovani per questa motivazione.

Bisogna pertanto rivolgersi altrove e rintracciare proprio nell’aspetto psicologico la causa prima del disturbo erettile.

Come distinguere, concretamente, la natura della causa rispetto alla disfunzione erettile?

Se il problema sussiste sia durante l’incontro intimo con qualsiasi donna e in qualsiasi luogo, sia mentre si pratica la masturbazione in solitaria, la possibilità che si tratti di un disturbo provocato da cause organiche è piuttosto elevato.

È consigliabile, pertanto, sottoporsi a esami medici specialistici presso l’urologo o l’andrologo.

Tra le patologie fisiche riscontrabili alla base della disfunzione vi sono il diabete, l’ipogonadismo e gli scompensi ormonali.

Ma come già sottolineato, in età giovanile si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di motivi psicologici, che non si configurano come gravi disturbi psichici bensì come piccoli inibitori mentali e stati d’animo disfunzionali che, nel mezzo della performance con la partner, incidono negativamente sulla serenità e sulla fiducia in sé del paziente che, pertanto, non si sente eccitato come dovrebbe.

Le cause psicologiche che tormentano i giovani fra i 20 e i 30 anni sono le seguenti:

  • Ansia da prestazione sessuale;
  • Timore di fallire con la propria donna;
  • Incertezza e bassa autostima nelle proprie capacità;
  • Stress;
  • Preoccupazione per eventuali confronti con gli ex della partner;
  • Perplessità sulle dimensioni del proprio pene;
  • Concezione della sessualità come momento di “sfida” con altri;
  • Paragone con i professionisti dei film pornografici;
  • Paura di ricadere in un’erezione insoddisfacente perché già capitato in precedenza di vivere episodi di defaillance.

La complessità di queste sensazioni ansiogene destabilizza l’equilibrio umorale del paziente che, in preda ad emozioni negative, non riesce a conseguire un’eccitazione normale e forte.

Di conseguenza, mancando la spinta a livello mentale, l’intero processo viene alterato, così che i segnali neuronali e l’impulso sanguigno non raggiungono i corpi cavernosi del pene nel giusto quantitativo e ne provocano la difficoltà erettiva.

Ne deriva che, ritornando alla “prova del 9” per capire se trattasi di causa organica o meno, il giovane con disfunzione erettile psicologica verificherà il disturbo esclusivamente nei momenti di intimità con la propria donna, mentre durante la pratica di autoerotismo conseguirà erezione e orgasmo in maniera corretta, perché emotivamente tranquillo di non dover dimostrare niente a nessuno.

Come risolvere il problema? Evitare anzitutto di riporre false speranze nelle pillole, che siano farmacologiche o che siano naturali, perché nessuna di queste può provocare l’erezione, benchè sponsor ed etichette pubblicitarie ne assicurino la comparsa.

Viagra, Cialis, Levitra e Spedra – i nomi dei farmaci più comuni per la disfunzione erettile – non sono in grado di rappresentare un rimedio al disturbo di natura psicogena, perché sono semplicemente dei vasodilatatori inibitori dell’enzima fosfodiesterasi PDE5 con proprietà esclusiva di inibire temporaneamente la produzione del suddetto enzima al fine di garantire, in particolare negli anziani con problemi organici, di raggiungere l’erezione, perciò vanno assunti prima di ogni rapporto.

Allo stesso modo, a nulla servono il “Viagra naturale”, i prodotti di erboristeria, altri rimedi naturali e gli alimenti afrodisiaci, perché la verità è che, nonostante vengano spacciati per miracolosi, non possono in alcun modo garantire la produzione dello stato erettile.

In particolare, le pillole che imperversano sui siti web sono altamente pericolose per l’organismo umano per una serie di motivi: rappresentano “brutte” copie delle originali e i test effettuati non sono attendibili, perché privi di rigore medico (i controlli dei N.A.S. hanno ritrovato e sequestrato quelle pillole contenenti sostanze tossiche o sovradosaggi di elementi non dichiarati in etichetta).

Ma risolvere il problema è possibile, perché esiste un percorso elettivo per la cura completa e definitiva di questo disturbo: la psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Già il nome consente di farsi un’idea sul modo di intervenire di questa tecnica: lo specialista psicoterapeuta agirà contemporaneamente sulla psiche e sulle condotte del paziente dal momento che il meccanismo di funzionamento dell’erezione prende avvio nella zona neuronale prima di culminare in quella genitale.

Il fulcro di tutto è il pensiero del soggetto vittima del disturbo: se ne vengono ristrutturati i meccanismi cognitivi caratterizzati da emozioni negative quali ansia, paura e preoccupazione circa la propria potenzialità sessuale, anche le sue condotte sotto le lenzuola assumeranno una svolta positiva.

La logica di intervento è piuttosto semplice: ad approcci emotivi disfunzionali corrispondono reazioni fisico-comportamentali altrettanto distorte, per cui l’obiettivo è di ristabilire l’ordine e l’equilibrio negli stati d’animo di prossimità al rapporto intimo.

Durante le sedute, infatti, vengono insegnate al paziente le tecniche e le strategie mentali indispensabili per prevenire di cadere nella trappola degli errori cognitivi che gli compromettono un’erezione funzionale.

Appresi questi strumenti, l’uomo concluderà il cammino di psicoterapia cognitivo-comportamentale rigenerato nello spirito e nel corpo, conscio di sé e fiducioso nella bontà delle proprie azioni sessuali.

Articolo a cura del Dott. Pierpaolo Casto

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