Qual’è il collegamento tra l’ansia da prestazione e il testosterone

QUAL’È IL COLLEGAMENTO TRA IL TESTOSTERONE E L’ANSIA DA PRESTAZIONE?

Prima di comprendere se esista o meno un nesso tra il testosterone e l’ansia da prestazione, è opportuno esplicitare la definizione scientifica del primo elemento.

Il testosterone è un ormone steroideo prodotto dai testicoli e dal surrene ed è l’ormone per eccellenza nell’uomo. Esso, infatti, è prodotto in quantità elevate ed interviene nello sviluppo dei caratteri sessuali secondari: dalla barba alla voce, dalla fisicità e i muscoli alla peluria.

Dal periodo della pubertà, regola il complesso evolutivo degli aspetti legati alla sessualità: lo sviluppo dei genitali, l’erezione, la produzione dello sperma, il desiderio sessuale.

Il testosterone, inoltre, estende la sua aura influente nella produzione dei globuli rossi, nella regolazione del tono umorale e dell’aggressività, nei processi cognitivi e di memoria, nell’accrescimento dell’autostima e della fiducia in se stessi.

Sulla base di ciò è già intuibile quanto è dimostrato concretamente dalla ricerca scientifica: un basso livello di testosterone può avere ripercussioni sulla corretta funzionalità sessuale maschile. Influenzando l’ansia da prestazione, può portare anche a stati ansimanti e depressivi.

L’ansia da prestazione sessuale è un fenomeno psicologico che deriva da un approccio psicogeno scorretto alla performance: nel caso specifico preso in esame, il paziente con testosterone alterato al ribasso si rivolgerà all’incontro sessuale con idee e pensieri altamente squalificanti.

Si tratta di svalutazioni del proprio ego e di rimuginazioni mentali del tipo:

  • “Se non la porto all’orgasmo è un fallimento” (pensiero dicotomico)
  • “Mi è andata male una volta, mi andrà male sempre” (ipergeneralizzazione)
  • “Penserà che non sono capace” (lettura del pensiero)
  • “Devo abituarmi all’idea di non avere una vita sessuale decente” (riferimento al destino)
  • “La mia vita non ha più un ‘significato biologico’” (catastrofizzazione)
  • “Non riuscire a soddisfare una donna è da incapaci” (etichettamento)
  • “È colpa mia se non riesco a far godere una donna” (personalizzazione)

Sono alcuni esempi del gran numero di pensieri disfunzionali che una menta umana, maschile in questa circostanza, può mettere in atto dinanzi ad una situazione d’intimità.

Sono inganni mentali che impediscono all’uomo di godere appieno del rapporto con la propria partner, dal momento che, in preda a queste “fobie cognitive”, gli risulta impossibile conseguire uno stato eccitatorio utile e funzionale alla praticabilità appagante dell’incontro.

Pure nel caso in cui si riuscisse a produrre un’erezione efficace, l’insicurezza di fondo che traumatizza l’indole dell’uomo coinvolto ne compromette la leggerezza e la naturalezza di cui avrebbe avuto bisogno per lasciarsi andare in uno dei momenti più belli e piacevoli della vita e di raggiungere, soprattutto, un orgasmo veramente appagante.

Tutto questo ci fa ben comprendere quanto sia fondamentale possedere un livello di testosterone alto in termini di risvolti sull’autostima e sulla determinazione personale nel desiderio di piacere e di sessualità.

È più vulnerabile ad essere vittima di ansia da prestazione sessuale, dunque, chi ha una produzione bassa dell’ormone steroideo in questione, che va ad azionare quei meccanismi psicologici deleteri, fonte di paura e di insicurezza.

Per aumentare il livello di testosterone esistono due vie: una indotta e l’altra naturale.

Per quanto riguarda la prima, si tratta di assumerlo dall’esterno attraverso pratiche mediche consistenti nell’iniezione o nell’assunzione tramite compressa o gel dell’ormone di sintesi nel corpo del paziente. È un’operazione effettuabile previa prescrizione medica utilizzata, in particolare, nella diagnosi di ipogonadismo o in quei soggetti con livelli di testosterone bassi a tal punto da poter essere vittime di patologie più gravi.

L’assunzione dall’esterno dell’ormone ha un effetto importante nella fisiologia del paziente: provoca, infatti, il blocco totale della produzione interna dello stesso e, pertanto, nel caso in cui dovesse sospendersi il trattamento farmacologico, la situazione potrebbe presentarsi critica più di prima.

La seconda soluzione si prefigge di raggiungere l’obiettivo di un accrescimento naturale dei livelli di testosterone attraverso delle strategie compatibili con la regolarità fisiologica del corpo umano e volte a modificare, in senso positivo, lo stile di vita, l’alimentazione e la psicologia del paziente.

È utile, dunque, controllare la dieta alimentare giornaliera assicurandosi di non avere mancanze nutrizionali; è utile evitare situazioni di stress psico-fisico che possano alterare la stabilità psicogena e ormonale dell’uomo; è utile condurre una vita attiva e non sedentaria, rivolgendosi ad esercizi fisici che contribuiscano al dimagrimento fisico o, comunque, al mantenimento di una forma corporea buona.

Venendo drasticamente meno a questi consigli è più facile e veloce incappare nell’abbassamento di testosterone e, di conseguenza, nell’ansia da prestazione sessuale.

Ma c’è un modo valido ed efficace per combattere la paura e l’insicurezza nell’approccio all’intimità: è il trattamento di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Si tratta del percorso elettivo per la cura di questa disfunzione di natura psicogena e comporta la risoluzione, completa e definitiva, del problema e del suo corredo sintomatologico.

Lo psicoterapeuta, infatti, dopo aver ascoltato e analizzato l’esperienza personale del paziente, lo guiderà in un programma di applicazioni strategiche, teoriche e pratiche, che ne ristruttureranno la psiche travolta, fino ad allora, da errori cognitivi dal contenuto negativo e squalificante.

Nessun farmaco, infatti, avrà la stessa efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Il perché è semplice: il primo interviene esclusivamente sul sintomo, ovvero sulla fisicità del problema; la seconda, invece, agisce sulla causa prima e reale del sintomo fisico, ovvero sulla psicologia del paziente, sui suoi pensieri che costruiscono e presagiscono scenari sessuali tutt’altro che lieti e appaganti.

La correzione di questi inganni cognitivi rasserenerà non solo la persona direttamente coinvolta, ma migliorerà, di riflesso, la complicità sessuale di coppia.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

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